In una notte del 1977, un regista televisivo ricevette una strana telefonata:

Una voce bassa, pacata, cortese mi domandò se fossi proprio il regista Enzo Trapani, si scusò per l’ora indebita, ma aggiunse che gli era particolarmente congeniale; e poi, sempre con lo stesso tono di voce, mi disse che era molto offeso, che la televisione non si occupava mai di lui e che era ora di dedicargli una trasmissione. Dopo tutto, con i tempi che corrono, non era il primo venuto… […] Alla fine il signore si presentò: “Perché vede” mi disse con malcelato imbarazzo, “io sono il diavolo!”. E riattaccò immediatamente.

L’identità del misterioso signore non è data sapere, ma qualche mese dopo Trapani l’avrebbe accontentato: un varietà televisivo, in sei puntate, interamente dedicato al diavolo. Di domenica. Su Rete2. Sarebbe inimmaginabile oggi, figurarsi nel 1978.

stryx-carla-vistarini-tvblogE infatti, Stryx – così si chiamava al programma – venne chiuso alla quinta puntata (su sei). Complici le telefonate indignate degli spettatori e il boicottaggio interno all’azienda: Trapani, non nuovo alla sperimentazione provocatoria, avrebbe pagato a lungo l’ostracismo della rete (si sarebbe suicidato, con un colpo di pistola, nel 1989).

Intanto, però, le cinque puntate di Stryx avevano lasciato il segno. Tra nudi femminili, scenografie ipertrofiche e suggestioni neopagane, Stryx rilanciava l’eterna connessione tra carne, morte e diavolo: ammassando da un lato,  in maniera caotica, tutta la paccottiglia dell’occultismo anni ’70 – folletti, pentacoli, un po’ di tette, il violino di Branduardi – e fondendolo, dall’altro, in un mix che era già anni ’80 (luci stroboscopiche, ghiaccio secco da discoteca, “quel trucco che mi sdoppia la voce”).

Margherita Di Fiore, su RockIt, spiega come Stryx non si limitasse a intercettare un cambiamento in termini di costume:

nel 1978, a un anno dall’avvento della tv a colori, […] Stryx è esploso in tutta la sua sperimentale genialità, aprendo le porte a tutto quel che di innovativo è venuto dopo, e riguardo all’uso del nudo femminile, fu proprio in seno al PSI (che allora gestiva Rai2) che avvenne un curioso episodio solo dopo poche settimane dalla chiusura del varietà: sulla rivista ufficiale del partito, Garofano, apparve una pagina intera con una donna dal seno scoperto che beve una bibita e la scritta “Io voto socialista, e tu?”. La pagina venne presto ritirata, ma le cose, era evidente ormai, erano cambiate. 

Ma non si tratta solo di questo. Stryx, sabba stregonesco spiattellato in faccia agli spettatori della tv generalista, fa la sua comparsa sullo schermo in un momento in cui – all’indomani del sequestro Moro – la caccia alle streghe è qualcosa di più di un cliché declinato in chiave fantasy. Due anni prima è uscito Il formaggio e i vermi di Carlo Ginzburg, che nel 1989 darà alle stampe Storia notturna; un anno dopo verrà pubblicata la Storia dell’intolleranza in Europa di Italo Mereu, libro “scritto con rabbia” – dichiara l’autore – “come contrappunto ideologico alla legislazione sull’emergenza”. Sono gli anni degli studi di Luciano Parinetto sulla caccia alle streghe come forma di repressione sociale e della prefazione di Leonardo Sciascia alla Storia della colonna infame  (“La tortura c’è ancora. E il fascismo c’è sempre”). Nel 1984, lo psicoanalista Armando Verdiglione – vicino a Craxi – tradurrà per Spirali Il martello delle streghe di Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer, il “manuale” quattrocentesco per inquisitori in cui traluce l’eterno e mai risolto conflitto tra Legge e Godimento. Al netto di Grace Jones e di Amanda Lear, dunque, delle musiche di Tony De Vita e delle scenografie di Ennio Di Maio, è con questi testi che Stryx dovrebbe essere in parallelo: e la censura che si abbatte sul programma come l’ennesimo capitolo- innocuo quanto si vuole, ma comunque sintomatico – di uno scontro fra potere e corpi, liberazione dell’immaginario e imperativo morale che si sarebbe prolungato ben oltre il 1978.

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Una puntata di Stryx si può vedere qui.

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