Il 10 ottobre 1943 Londra conobbe uno degli ultimi raid aerei della Luftwaffe. Difficile immaginare un contesto più dissonante per l’uscita di un libro in cui della guerra si fa una sola menzione, e di sfuggita; e in cui anche la Prima Guerra Mondiale (di cui l’autore aveva conoscenza diretta, avendo partecipato alla Battaglia dello Jutland come cappellano della HMS Valiant) è totalmente assente, se non per un accenno all’epoca (felice) in cui non c’era l’ora legaleand six o’clock was really six. Per il resto, niente: chiese di campagna, sacerdoti, biblioteche. E demoni, e fantasmi, e streghe.

Nine Ghosts di Richard H.Malden è un gioiellino fuori tempo massimo, un piccolo capolavoro della ghost story britannica che l’anno e il contesto di pubblicazione non fanno che rendere ancora più straniante. Nove racconti, tre dei quali tradotti in italiano, che costituiscono l’intera produzione orrorifica del loro autore – per il resto rispettabilissimo biblista inglese, dal 1933 decano di Wells. Così Malden li presenta al lettore:

Le storie di questo volume sono state scritte a intervalli irregolari fra il 1909 e il 1942. A Collector’s Company [La compagnia di un collezionista] è il più antico; The Priest’s Brass [L’effigie del prete] il più recente.

Chiunque abbia familiarità con Storie di fantasmi di un antiquario non avrà difficoltà a riconoscere la loro provenienza. Ho avuto la fortuna di conoscere il Dr. [M.R.] James per più di trent’anni. Fra i molti debiti che ho con lui c’è l’avermi fatto conoscere le opere di Joseph Sheridan Le Fanu, che egli considerò sempre come Il Maestro.

È ormai trascorso abbastanza tempo dalla morte del Dr. James perché un qualche tentativo di continuare la tradizione possa essere considerato accettabile – se non benvenuto – dai suoi amici e lettori. È con tale intento che queste storie sono state ora raccolte e riviste. Anche non potessero confrontarsi con la sua opera esse  sono, in qualche modo, un tributo alla sua memoria.

Può forse essere utile far presente che nessuna di esse si trova in alcun rapporto con nulla che sia accaduto né a me né a nessun altro di cui possa avere udito. I documenti e le iscrizioni citate, per quanto ne so, non esistono (con una sola eccezione).

Tre di queste storie – The Sundial [La meridiana], Between Sunset and Moonrise [Fra il tramonto e il sorgere della luna] e The Blank Leaves [I fogli bianchi] – sono apparse in una rivista che veniva pubblicata intorno a Natale, sotto l’egida della Chiesa Parrocchiale di Leeds. Debbo ringraziare il Canonico W.M. Askwith, Vicario di Leeds, per avermi dato il permesso di riprodurle.

R[ichard] H. M[alden] Wells,

Michaelmas, 1942.

Nine Ghosts è una lettura godibilissima: nove racconti perfettamente calibrati, finanche nella lunghezza (dalle 4833 parole di The Dining-room Fireplace alle 6443 di The Priest’s Brass), come se l’agonizzante genere della ghost story all’inglese toccasse, in queste pagine, il picco più alto della propria raffinatezza formale. Malden, per dirla con Stephen King, tiene la porta chiusa: in ossequio alle convenzioni del genere, raramente l’orrore è mostrato nella sua forma più pura (ma quando lo fa, come nella scena clou di A Collector’s Company, Malden richiama – più che M.R. James – certi atmosfere deliranti stile Weird Tales, prendendo accenti quasi lovecraftiani). A dispetto del titolo, i fantasmi in senso stretto sono rari: quasi tutte le storie hanno a che fare con faccende di stregoneria e patti col diavolo, lasciando tralucere – dietro il presente vittoriano in cui i racconti si svolgono – la memoria di un’Inghilterra rurale e demoniaca, che sopravvive, fuori dai grandi centri abitati, in villaggi solo apparentemente lindi e ordinati (nel libro Londra, praticamente, non esiste, e si passa dai villaggi situati nei dintorni di Cambridge alle ‘contee dell’Ovest’).

Per lo più domina, in Nine Ghosts, un gusto per l’inquietudine sottile, incarnata da situazioni che tendono a ripetersi da racconto a racconto: sentire qualcuno – o qualcosa – alle proprie spalle e tuttavia, girandosi, non vedere nessuno; cogliere con la coda dell’occhio un dettaglio perturbante che sparisce a uno sguardo più diretto; udire voci che bisbigliano istruzioni all’orecchio; avere visioni a occhi aperti che è facile scambiare per sogni. Per due o tre volte, nel libro, Malden (o uno dei suoi personaggi) si lascia andare a commenti sprezzanti sulla nascente psicoanalisi: il che non toglie che Freud, su questa tendenza a ripetere determinati schemi narrativi, avrebbe avuto qualcosa di interessante da dire.

La nota dominante di Nine Ghosts, tuttavia, non è il perturbante: è l’elegia. E non solo perché le infestazioni di cui si tratta, alla fine, si rivelano generalmente innocue (di norma basta bruciare i ‘documenti’ e lasciare il posto il prima possibile: i fantasmi di Malden non sono il Juon 呪怨 del folclore giapponese, restano attaccati ai loro luoghi di provenienza e non hanno interesse a ‘seguire’ gli estranei);  e neppure perché i sentimenti di terrore avvertiti dai protagonisti hanno spesso una matrice letteraria (Malden schernisce spiritisti e ricercatori ‘psichici’ appena può, e non è infrequente, per descrivere un fenomeno soprannaturale, che i personaggi rimandino a racconti di Le Fanu o di Wells).  È perché l’interesse di Malden, a tutta evidenza, è quello di riportare in vita un mondo scomparso, ed è la nostalgia per quel mondo il vero e unico fantasma che percorre il libro: un mondo di parroci e calessini, di orari ferroviari e case elisabettiane, di locande e strade non asfaltate, da cui la modernità è assente se non come riferimento negativo (e da cui, aggiungeremo, sono assenti le donne: le uniche donne che appaiono in Nine Ghosts sono streghe, e la petulante moglie di un parroco di campagna). Il mondo com’era, per dirla con Malden (da The Priest’s Brass), regnante Victoria, visto con gli occhi di un ecclesiastico di Cambridge: il resto – fantasmi compresi – è ornamento.

Copie di Nine Ghosts si trovano ancora in giro, meno care se prive della (bella) sovraccoperta che si vede sopra. Paradossalmente, l’edizione 1995 della Ash-Tree Press è sensibilmente più costosa (la tiratura, tuttavia, era di sole 300 copie). La Ash-Tree, tuttavia, ha anche rilasciato un’edizione per Kindle a $6,99. Va anche detto che il testo, con qualche refuso, è disponibile integralmente qui.

Annunci